Nella terra di confine: alla scoperta di Carema

Che stagione magica è la primavera! Il risveglio della natura, i primi fiori che iniziano a spuntare, le giornate che si allungano… è questo il momento in cui tutto sembra lasciarsi ormai alle spalle il rigido inverno.

La primavera è il periodo ideale per passeggiare nel fondovalle, alla scoperta di borghi e villaggi inaspettati. Oggi abbandoniamo la Valle d’Aosta e ci spostiamo nella vicina Carema, da sempre terra di confine: area storicamente al limite tra Italia e Gallia in epoca romana, tra Regno d’Italia e Regno Borgognone nel Medioevo e tra Piemonte e Valle d’Aosta in epoca recente.

Scorcio di Carema

L’etimologia del nome Carema deriverebbe dall’espressione latina quadragesimum lapidem ab Augusta Praetoria, ossia collocata a circa 40 miglia da Aosta; secondo un’altra ipotesi, invece, farebbe riferimento a Caremam, vale a dire dogana.

La sua invidiabile posizione, situata su una fertile conca al riparo dai freddi venti, ha reso possibile un microclima favorevole alla coltivazione della vite, rendendola unica per il suo paesaggio terrazzato e famosa per la produzione del vino Carema, uno dei primi vini piemontesi ad ottenere la denominazione Doc.

Vigneti

Il nostro viaggio inizia lungo la Via Francigena, antica via che nel Medioevo univa Canterbury a Roma, entrando a Carema attraverso l’antico sentiero che da Pont-St-Martin sale alla cappella di San Rocco, costruita nel XVII secolo in onore del Santo a protezione della popolazione dalla peste.

Cappella di San Rocco

L’edificio si trova in una splendida posizione, dalla quale è possibile ammirare dall’alto la conca caremese, il cui paesaggio è avvolto da caratteristici vigneti, noti per i singolari pilastri in pietra e calce detti Pilun che, oltre a fornire sostegno alle strutture delle toppie (pergolato), hanno la funzione di immagazzinare il calore del sole durante il giorno e di restituirlo alla vegetazione nel corso della notte.

Panorama dalla cappella di San Rocco

Scendendo lungo un sentiero immerso nelle pergole si entra all’interno del centro abitato, che nonostante lo scorrere del tempo ha mantenuto il su assetto medievale: percorrendo le strette stradine lo sguardo si volge alle antiche abitazioni, dove è possibile notare muri in pietra, archi a tutto sesto, le lobbie, i tipici balconi in legno, portali con grandi pietre riquadrate e tetti coperti da lastre di pietra. Nella parte alta dell’antico borgo si trova la fontana di via Basilia, voluta nel 1571 dai Conti di Challant – Mandruzzo per omaggiare i Savoia. La fontana, con un’ampia vasca, presenta una stele di granito scuro di forma cuspidale alta circa due metri, sulle cui facciate sono scolpiti quattro stemmi araldici e diverse scritte in latino, tra le quali “Se qualcuno ha sete venga da me e beva” e inoltre “Abbi pietà di noi, Gesù Maestro”.

Sentiero che dalla cappella di San Rocco scende verso l’abitato di Carema

Fontana San Basilio

Poco lontano si trova la chiesa parrocchiale, dedicata a San Martino: è singolare il fatto che la confinante Pont-St-Martin, che porta il famoso vescovo di Tours nel proprio nome, abbia dedicato la propria chiesa a San Lorenzo! È impossibile non notare il campanile, capolavoro architettonico edificato negli anni 1762-1769 interamente in pietra. La torre campanaria è alta ben 60 metri!

Chiesa di San Martino

Poco distante sorge il palazzotto degli Ugoneti, sede della importante famiglia degli Ugoni, o Hugoneti, signori di Carema.

Palazzotto degli Ugoneti

Uscendo dal paese si incontra l’imponente casaforte di epoca alto medievale chiamata Gran Masun: edificio posto a difesa del borgo, era la sede della guarnigione locale, luogo di amministrazione della giustizia e forse anche antica prigione.

Gran Masun

Prima di lasciare questo ameno abitato vale la pena fare una sosta presso la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, all’interno della quale è possibile degustare il Carema Doc, ottenuto da uve Nebbiolo in purezza. La produzione di questo vino si limita al solo Comune omonimo, attualmente conta una superficie di circa 13 ettari ed è iscritto all’albo DOC da ben 51 anni!