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Il tempo sospeso. Da Natale all’Epifania. Capitolo primo

Da ormai alcuni giorni si inizia a sentire un’atmosfera diversa: le zucche di Halloween stanno mano a mano scomparendo, sostituite da luci colorate, vivaci alberi di Natale e meravigliose confezioni regalo. Questi sono tutti  segni che indicano l’avvicinarsi del Natale.

Ieri, sfogliando alcuni libri in biblioteca, il mio sguardo è caduto su un testo che non avevo mai notato di Alexis Bétemps dal titolo “Il tempo sospeso. Dal Natale all’Epifania. Il ciclo dei dodici giorni in Valle d’Aosta e dintorni”. Il libro mi ha immediatamente catturata e non ho potuto fare a meno di iniziare a leggerlo. Le sue pagine mi hanno permesso di comprendere come vivevano le feste i miei nonni, ma come le hanno vissute in parte ancora i miei genitori, dandomi modo di riflettere su alcuni elementi che noi identifichiamo come simboli della tradizione natalizia, quali Babbo Natale e l’albero di Natale, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura locale, essendo apparsi di recente in Valle d’Aosta.

Da qui nasce la mia idea di raccontare le antiche usanze del Natale in Valle d’Aosta, cominciando dalla figura di Babbo Natale, il dolce vecchietto che tutti noi conosciamo.

Forse sull’aggettivo “vecchietto” ci sarebbe da discutere, infatti Babbo Natale è nato negli Stati Uniti poco più di cent’anni fa! Rispetto a tanti altri personaggi, è un giovincello! E molto tempo dopo entra nelle case valdostane, alla fine degli anni Cinquanta, e sapete grazie a chi? Topolino! È proprio l’eroe dei fumetti che ha permesso ai bimbi di conoscere il vecchio dalla barba bianca. Ogni anno, quest’ultimo era il protagonista del noto fumetto, e con lui tanti altri simboli del Natale americano: la carta lucida per imballare i regali, gli alberi di Natale ed i pupazzi di neve, divenuti oggi elementi caratterizzanti le nostre feste. Prima di Babbo Natale qualcun’ altro portava i regali ai bambini della Valle d’Aosta, in un primo tempi i Re Magi, successivamente Gesù Bambino. Questi due personaggi erano molto più poveri del loro concorrente: in campagna, fino alla fine degli anni Settanta, i bambini ricevevano al massimo qualche caramella.

In realtà, c’è qualcuno in Valle d’Aosta che festeggia colui che viene ritenuto l’antenato di Babbo Natale da ben prima che il vecchietto del Polo Nord facesse la sua apparizione. Si tratta di San Nicola, che ancor oggi malgrado la dura concorrenza del suo successore si incarica dei doni nei paesi walser di tradizione germanofona, ovvero a Issime e Gressoney, ai piedi del Monte Rosa.

San Nicola

I bambini walser ricevono i regali un po’ prima di tutti gli altri, il 6 dicembre. Un anziano racconta nel libro di Bétemps i suoi ricordi d’infanzia: “La notte del 5 dicembre aspettavamo San Nicola e, davanti alla porta di casa, preparavamo una scodella rovesciata che avrebbe accolto i doni. Preparavamo anche una scodella d’acqua e il fieno per l’asino. Generalmente in quei giorni nevicava sempre un po’ e noi dicevamo che era la neve di San Nicola; i bambini scopavano il tratto di strada davanti a casa perché l’asinello non scivolasse. Poi aspettavamo San Nicola (…). Il mattino all’alba, ci precipitavamo fuori per vedere quello che San Nicola ci aveva portato e la gioia era grande: si trovavano due arance, due tre noci, a volte delle caramelle e se eravamo fortunati un quaderno e una matita per scrivere”.  Altro che i regali super tecnologici che ricevono oggi i bambini! Poche cose erano in grado di rallegrare piccini ed adulti durante le feste di Natale un tempo, ma di questo e tanto altro parleremo nel prossimo articolo.