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Il castello Gamba nell’isola verde

Su un promontorio roccioso nel centro della Valle d’Aosta un parco all’inglese meraviglioso avvolge il castello Gamba, divenuto oggi un museo di arte contemporanea… Una storia lunga più di cento anni all’insegna dell’amore per la propria donna e per l’arte

Storie che si intrecciano, caratterizzate da un unico comune denominatore, l’amore, vi racconterà il castello Gamba, edificio costruito a inizio Novecento da parte del barone torinese Carlo Maurizio Gamba per dare all’amatissima sposa Angélique Passerin d’Entrèves la possibilità di trascorrere lunghi momenti accanto alla sua famiglia che viveva nel castello di Châtillon. Per rendere felice la sua sposa, Carlo Maurizio fece costruire la residenza nella stessa località, su una balza rocciosa denominata Crêt-de-Breil. Terminato nel 1903, questo “grandioso palazzo in pietra nello stile del principio del Seicento” -così come viene descritto in una delle prime guide turistiche della Valle d’Aosta- aveva l’obiettivo di rendere magnifico ogni attimo che Angélique vi trascorreva: al suo interno, vi era addirittura un ascensore, il primo installato in Valle d’Aosta. Allo stesso modo, il parco che lo avvolge doveva regalare alla giovane sposa dei momenti indimenticabili: su una superficie di 50.400 metri quadrati, con 17.000 metri quadrati di prati e 33.000 tra boschi, rocce e vialetti si sviluppa il bellissimo parco all’inglese, che estendendosi dolcemente verso Nord-Ovest rivolge il suo sguardo alla piana di Aosta, mentre verso Sud il versante si fa più impervio e roccioso. Tra le oltre centocinquanta specie di alberi che vivono al suo tempo è impossibile non notare le tre piante monumentali, la maestosa Sequoia gigante della California che con i suoi 37 metri di altezza domina tutto il parco, il Cipresso calvo e lo Spino di Giuda.

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Fotografia tratta dal sito www.lovevda.it

Un castello delle fiabe, culla dell’amore tra Carlo Alberto e Angélique, il cui profondo sentimento che li univa diventò infinito con la nascita della figlia Irene. A differenza delle favole, non è purtroppo possibile terminare questa storia con “E vissero per sempre felici e contenti”. Un tragico destino stravolse la vita di questa famiglia felice: colpita da un male incurabile, forse aggravato dal dolore per la perdita della figlioletta Irene, Angélique si spense appena trentasettenne nel 1909, mentre il marito morì improvvisamente, in questo edificio, il 2 dicembre 1928.

Successivamente, il castello pervenne ai Passerin d’Entrèves, che nel 1982 lo vendettero alla Regione autonoma Valle d’Aosta. Grazie ad un importante intervento di restauro, finalizzato a trasformare l’edificio storico in nuova sede museale, oggi il castello Gamba ospita la ricca collezione di arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta. L’amore permane in questo luogo magico, seppur oggi in una veste diversa: la passione, la cura, la dedizione provata dall’ amministrazione regionale nei confronti dell’arte le ha permesso di acquisire dal 1948 un patrimonio che conta oggi più di 1.200 opere fra pittura, scultura, grafica e fotografia. Le più significative, ben 150, sono oggi visibili nelle sale del castello, permettendo al pubblico di percorrere un arco temporale che va dall’Ottocento ai primi anni del nuovo millennio, incontrando le principali correnti del Novecento. Tuner, Casorati, De Pisis, Carrà e Guttuso, Martini, Manzù, Mastroianni, Fontana, Pomodoro e Paladino… Sono soltanto alcuni dei numerosi artisti presenti all’interno della collezione. Ampio e differenziato è il panorama degli artisti locali, a partire da Italo Mus fino alla recente generazione impegnata nelle ricerche di avanguardia. Oltre alle 13 sale destinate all’esposizione permanente, il museo comprende ambienti per le mostre temporanee e per le attività didattiche, e un modernissimo deposito visitabile su richiesta.

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Fotografia tratta dal sito www.lovevda.it

Percorrendo oggi le sale del castello, si ha l’impressione di udire le voci di un uomo e una donna unite a delle risate di una bambina. Sono forse i fantasmi di Angélique, Carlo Maurizio e la piccola Irene che giocano felici, spensierati, in nome di un’affettuosità che li legherà per sempre, eterna come l’essenza dei capolavori esposti, perché “L’opera d’arte è una gioia creata per sempre” (John Keats).